Screening Kaili Blues in The East Space let us think over Chinese cinema and time flow.

Bi Gan’s Kaili Blues begins with a conversation between people who seem to have known each other since time immemorial but who speak as if they had not seen each other for years. We are in Kaili, but you do not have to know it, because nothing about this place is recognizable or decisive. A few minutes later, an extract from the Diamond Sutra, which in its Chinese translation is the oldest printed text in the world, locates the film in a timeless dimension. The sutra is a dialogue between Buddha and Subhuti, a disciple who wants to know how to pursue the path of the bodhisattva. The Perfection of Wisdom has no past, no present, and no future suggests that Buddha does not follow the hands of the clock, and following him, Bi Gan goes into a free narrative.

With a hand-held camera and a lengthy long shot, the director moves through the banks of a river, from a remembrance to a legend, from a broken toy to a promise, a token of love between two old lovers. His magical realism takes us elsewhere, and elsewhere we remain, enchanted, and disoriented. And it does not matter if Kaili represents a very small China within a great China that we do not know, because it evokes a state of mind that each of us can understand. This aquatic and rural town is the spectrum of our present, increasingly less solid and social. It is a changin and estranged place for us who live in it and for those who try to explore it.

China is so many China(s) together,simultaneously its past, present and future, and Bi Gan, who won Best Emerging Director at Locarno in 2015, finds with Kaili Blues a fluid and personal way to investigate the strangeness and precariousness that rises from it. Similarly, other Chinese filmmakers are confronted with a country that is changing and is broken down as it grows inexorably and deal with the heavy issues that crowd their daily lives. Dong wants to give visibility to this in his cinema, which is surprising to us for its complexity, synthesis and beauty, and which, is telling something about us, while it is telling about China.

What we can not see manifests itself in dreams. Kaili Blues closes with these lines from Chen, the protagonist of the film, on the link between the real world and the dream world. And as visions that share the same elaborative power of dreams, Dong’s films take us to a reality that is otherwise difficult to explore. The second edition of Dong Film Fest will be on 27 – 29 October 2017 at the Massimo cinema in Turin. We will present 10 films in competition, 5 first feature fictional works and 5 short films, including several national premieres. This is a selection with which we want to take you on a journey through the multiple times of our present.

Kaili Blues di Bi Gan inizia con una conversazione tra persone che sembrano conoscersi da sempre, ma che parlano come se non si vedessero da anni. Siamo a Kaili e non serve saperlo perché nulla di questo luogo è riconoscibile o determinante. Pochi minuti dopo, un estratto dal Sutra del Diamante, che nella sua traduzione cinese è il testo stampato più antico del mondo, localizza il film in una dimensione estranea allo scorrere del tempo. Il sutra è a sua volta un dialogo, tra Buddha e Subhuti, un discepolo che vuole sapere come perseguire la via del bodhisattva. La Perfezione della Saggezza non ha passato, presente o futuro suggerisce Buddha e Bi Gan non segue le lancette dell’orologio, ma si addentra in una narrazione libera.

Con una camera a mano e un lungo piano sequenza, il regista muove attraverso le sponde di un fiume, da una ricordo a una leggenda, da un giocattolo rotto a una promessa, un pegno in sospeso tra amanti invecchiati. Il suo realismo magico ci accompagna altrove e altrove restiamo, incantati e spaesati. E non importa se Kaili è una piccolissima Cina all’interno della grande Cina che non conosciamo, perché evoca uno stato d’animo che ognuno di noi può comprendere e sentire proprio. Questa cittadina acquatica e rurale è lo spettro del nostro presente, sempre meno solido e sociale. Un luogo mutevole e privo di riferimenti, per noi che lo abitiamo e per chi prova sondarlo.

La Cina è tante Cine insieme, è passato, presente e futuro simultaneamente, e Bi Gan, Premio per il miglior regista emergente a Locarno 2015, trova in Kaili Blues una via fluida e personale per indagare lo straniamento e la precarietà che ne conseguono. Allo stesso modo, altri registi cinesi affrontano temi gravosi e possiedono sensibilità e potere espressivo. Dong vuole dare visibilità a questo cinema che sorprende per complessità, sintesi e bellezza e che, raccontando le contraddizioni della Cina, racconta qualcosa anche del nostro mondo occidentale.

Quel che non possiamo vedere, si manifesta in sogno. Kaili Blues si chiude con questi versi di Chen, il protagonista del film, sul legame tra mondo reale e mondo onirico. E come visioni che possiedono lo stesso potere di elaborazione dei sogni, i film di Dong ci accompagnano in una realtà altrimenti difficile da esplorare. La seconda edizione del Dong Film Fest sarà il 27 28 e 29 ottobre 2017 al cinema Massimo di Torino. Presenteremo 10 film in concorso, 5 opere prime di finzione e 5 cortometraggi, tra cui diverse anteprime nazionali. Una selezione con cui vogliamo portarvi nuovamente in viaggio attraverso le molteplici attualità del nostro tempo.

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